La professione sanitaria di osteopata in Italia è riconosciuta per legge dal 2021, sebbene tutt’oggi sia ancora in fase di assestamento normativo e organizzativo, con alcuni aspetti ancora in via di definizione anche per quanto riguarda come diventare osteopata.
Non si tratta più infatti di una figura “di settore” priva di inquadramento pubblico, ma di una vera professione sanitaria (istituita con il DPR n. 131 del 7 luglio 2021, in vigore dal 14 ottobre 2021), e per la quale è stato definito specifico percorso universitario dal decreto interministeriale MUR-Salute n. 1563 del 1° dicembre 2023.
Per chi intende diventare osteopata oggi, come vedremo, la via ordinaria è dunque l’università. Per chi invece si è formato prima della riforma, nel 2025 è arrivato l’accordo Stato-Regioni sui titoli pregressi e sugli elenchi speciali.
Approfondiamo di seguito.
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Indice
Quali studi servono e come diventare osteopata
Per capire come diventare osteopata in Italia nel 2026, bisogna fare riferimento al corso di laurea in Osteopatia incardinato nella classe L/SNT/4 delle professioni sanitarie della prevenzione.
L’accesso è programmato a livello nazionale, quindi non basta il diploma di scuola superiore: occorre partecipare al test di ammissione previsto dai bandi annuali degli atenei. Le università che hanno pubblicato l’ordinamento del corso indicano espressamente il numero chiuso nazionale e la verifica delle conoscenze in ingresso, in particolare su biologia e chimica.
Il decreto del 2023 ha inserito l’osteopatia nel quadro universitario sanitario, definendo competenze, obiettivi formativi e attività indispensabili.
Il corso di laurea prepara ad un’attività sanitaria fondata su approcci e tecniche osteopatiche manuali, non invasive ed esterne. Questo passaggio è fondamentale perché distingue l’iter attuale dai vecchi percorsi privati.
Cosa può fare l’osteopata e qual è l’iter
La norma non attribuisce all’osteopata un ruolo medico. Il decreto parla di interventi di prevenzione e mantenimento della salute attraverso il trattamento osteopatico di disfunzioni somatiche non riconducibili a patologie dell’apparato muscolo-scheletrico, sulla base della diagnosi di competenza medica e dell’indicazione al trattamento osteopatico.
L’osteopata valuta il paziente, riconosce indicazioni e controindicazioni, pianifica il trattamento, ne verifica gli esiti e, se necessario, rinvia il paziente al medico. Può lavorare in strutture pubbliche o private, oppure come libero professionista.
Per i professionisti già formati prima delle nuove norme, la Conferenza Stato-Regioni del 18 dicembre 2025 ha definito i criteri per il riconoscimento dei titoli conseguiti in passato e per l’iscrizione in appositi elenchi speciali presso l’Ordine TSRM-PSTRP.
In particolare nel Comunicato Stampa si legge:
“Attraverso l’istituzione di elenchi speciali ad esaurimento presso gli Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, viene assicurata una fase di transizione chiara e regolata, che consente ai professionisti già formati di continuare a operare nel rispetto delle nuove regole.
Nel passaggio, è previsto, entro termini definiti, il conseguimento del riconoscimento del titolo o dell’equipollenza dei titoli pregressi attraverso un esame di abilitazione presso le università sedi dei corsi di laurea in osteopatia. E a decorrere dal 1° settembre 2026, la formazione in osteopatia sarà attivata esclusivamente in ambito universitario.”
Dunque, è a partire dal 1° settembre 2026 che diventa obbligatorio in tutti i casi il percorso universitario abilitante per diventare osteopata.
Quanto guadagna un osteopata nel 2026
Non esistono ancora ad oggi dei dati ufficiali pubblici che ci dicano realmente quanto guadagna un osteopata in Italia, anche perché generalmente lavorano come liberi professionisti e non come dipendenti.
Diverse analisi indicano tuttavia una retribuzione media intorno ai 2.000-2.200 euro netti al mese, pari a circa 40.000–44.000 euro lordi all’anno per un osteopata con attività già avviata.
I guadagni però possono variare sensibilmente nel corso della carriera. Un professionista all’inizio dell’attività può percepire circa 20.000–30.000 euro lordi annui, mentre con alcuni anni di esperienza i redditi possono salire a 30.000–50.000 euro lordi all’anno o anche oltre, soprattutto nel caso di studi privati ben avviati.
La variabilità dipende da diversi fattori, tra cui esperienza professionale, città in cui si lavora, reputazione dello studio, tariffe applicate e numero di trattamenti.
