I fringe benefit sono uno dei tanti strumenti di welfare aziendale disponibili. Com’è noto, con welfare aziendale si fa riferimento a tutta una serie di specifiche misure che un’azienda può mettere a disposizione dei propri dipendenti allo scopo di migliorarne la qualità di vita, sia in ambito lavorativo, sia nell’ambito più strettamente personale.
Tali misure risultano utili anche per motivare e fidelizzare il personale e, al contempo, consentono all’azienda di usufruire di sgravi fiscali. Un’altra tipologia di incentivi è poi rappresentata dai flexible benefit, che pur rientrando tra le iniziative di welfare aziendale presentano alcune differenze con i fringe benefit.
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Esempi di benefit aziendali
Si possono fare diversi esempi di fringe benefit e di flexible benefit; si ricordano per esempio l’auto aziendale, il cellulare aziendale, i buoni acquisto, il servizio mensa, le polizze assicurative, i prestiti personali, l’assistenza sanitaria, gli asili nido aziendali, gli abbonamenti per palestre, cinema ecc.
Un pratico esempio di fringe benefit è rappresentato dai Buoni Acquisto Pluxee, che possono essere impiegati presso 20.000 punti vendita e negozi online convenzionati, offrendo un’ampia gamma di opzioni tra varie tipologie di prodotti e servizi. Inoltre, i Buoni Acquisto Pluxee possono essere usati come omaggio ai dipendenti o regalo ai clienti in occasioni speciali (per esempio le principali festività) oppure come premio all’interno di concorsi e di operazioni a premi.
Differenza fra fringe e flexible benefit
Per quanto concerne la differenza tra fringe e flexible benefit, i primi rappresentano un contributo aggiuntivo alla retribuzione del dipendente e possono essere erogati a categorie non omogenee di lavoratori, mentre i secondi rappresentano una forma di retribuzione complementare e sussiste l’obbligo di erogarli a categorie omogenee di lavoratori.
Va inoltre sottolineato che i fringe benefit sono esenti da tassazione entro determinati limiti stabiliti per legge, mentre quasi tutti i flexible benefit sono esenti da tassazione senza che siano previsti determinati limiti.
Fringe benefit: la disciplina fiscale 2024
In linea generale, la legge prevede che siano esclusi dal concorso alla formazione del reddito da lavoro tutti i benefit erogati qualora siano globalmente inferiori – nel periodo d’imposta di riferimento – a 258,23 euro. Si deve però dare conto di una novità, prevista soltanto per l’anno 2024 (vedasi Legge 213/2023), vale a dire l’innalzamento del limite di esenzione a 1.000 euro annui.
Tale limite passa a 2.000 euro annui nel caso di lavoratori dipendenti con figli a carico, ivi compresi anche i figli adottivi, quelli affidati e quelli nati fuori dal matrimonio se riconosciuti.
Per quanto concerne l’azienda, i costi sostenuti per i fringe benefit sono interamente deducibili ai fini delle imposte dirette.
Perché i fringe benefit sono importanti?
I fringe benefit – e comunque tutte le misure di welfare aziendale – sono importanti sia per i dipendenti che per le aziende.
Per quanto riguarda i primi, al di là del mero vantaggio economico che comunque essi rappresentano, si deve sottolineare il loro contribuito al miglioramento della qualità di vita sia all’interno dell’ambiente di lavoro, sia nell’ambito privato (basti pensare all’auto aziendale concessa in uso promiscuo).
Appare del tutto ovvio che le varie gratificazioni aumentino le motivazioni del personale e lo rendano più legato a un’azienda che riconosce il suo fattivo contributo alla crescita.
Per quanto riguarda l’azienda, al di là dei benefici fiscali, i fringe benefit, aumentando le motivazioni del personale, ne aumentano anche la produttività. Va inoltre sottolineato il fatto che i vari benefit sono importanti sia per la fidelizzazione del personale esistente (il che determina riduzione del turnover aziendale), sia per l’attrattività verso altre risorse.
