Con una nota formale datata 26 gennaio 2026, il Coordinamento Nazionale Vigili del Fuoco della FP CGIL ha inviato un appello urgente ai vertici del Dipartimento e al Sottosegretario competente, chiedendo l’avvio immediato di nuovi concorsi pubblici per Vigili del Fuoco.
Nel documento si denuncia una grave criticità legata alla carenza di organico che ormai viene definita “strutturale”, e che sta incidendo direttamente sulla capacità di garantire interventi tempestivi e continui in tutto il Paese.
Da qui la necessità di avviare nuovi concorsi tempestivi per garantire un ricambio generazionale adeguato e rafforzare in modo stabile il Corpo Nazionale del Vigili del Fuoco.
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Indice
La nota-allarme: necessari concorsi per Vigili del Fuoco
La nota ufficiale, con oggetto “Urgente avvio di concorso pubblico per la qualifica di Vigile del Fuoco”, è stata indirizzata al Sottosegretario di Stato Emanuele Prisco, al Capo Dipartimento Attilio Visconti e al Capo del Corpo Nazionale Eros Mannino.
La FP CGIL ricorda che, nei tavoli istituzionali precedenti, l’avvio di nuovi concorsi per Allievi Vigili del Fuoco era stato indicato come obiettivo prioritario per il 2025. A gennaio 2026, però, tale impegno non è ancora stato tradotto in un bando e in procedure operative, mentre la pressione sul servizio continua ad aumentare ogni giorno in modo insostenibile.
Il documento evidenzia anche una scelta gestionale considerata solo “tamponante”: il ricorso crescente alle ore di straordinario. Per la sigla sindacale, lo straordinario può aiutare a coprire l’emergenza nell’immediato, ma non risolve la radice del problema: un organico insufficiente rispetto alle esigenze reali del soccorso tecnico urgente, con effetti sia sulla qualità del servizio sia sul benessere del personale.
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Attesi 10.000 pensionamenti nei prossimi 3 anni
Tra i passaggi più rilevanti della nota c’è la previsione di un’ondata di pensionamenti pari a circa 10.000 unità di personale operativo in uscita nei prossimi tre anni.
Secondo la FP CGIL, la combinazione tra calo progressivo degli organici e mancate nuove immissioni rischia di mettere ulteriormente in sofferenza i Comandi provinciali, con possibili ricadute sulla capacità di garantire interventi rapidi ed efficaci.
Il sindacato richiama quindi il ruolo essenziale del Corpo Nazionale nel sistema di protezione civile e del soccorso tecnico urgente, sostenendo che il protrarsi dei ritardi nella pubblicazione di nuovi concorsi per Vigili del Fuoco possa ridurre la “resilienza” complessiva del sistema di emergenza, aumentando i carichi di lavoro e la vulnerabilità operativa.
Da qui la richiesta di un concorso che venga avviato nel più breve tempo possibile, che sia realmente dimensionato in modo coerente con i bisogni effettivi e che sia capace di dare risposte durature al comparto.
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Servono autisti, assunzioni mirate e organici “minimi”
Nella seconda parte, la nota entra nel merito di due questioni pratiche.
La prima riguarda la carenza di personale per il ruolo di autista: la FP CGIL chiede di intervenire su regole e bando affinché gli eventuali punteggi legati alle patenti siano accompagnati da vincoli chiari che garantiscano l’effettivo impiego degli assunti nelle funzioni di guida. Ciò per evitare che – come accaduto in passato – il personale reclutato anche grazie a quel titolo venga poi utilizzato in ruoli non coerenti.
La seconda riguarda invece un modello di reclutamento nazionale capace però di rispondere alle criticità storiche di alcune aree del Paese, prevedendo meccanismi per indirizzare in modo mirato le assunzioni verso territori con carenze croniche, nel rispetto di equità e pari opportunità.
Infine, la FP CGIL ribadisce la necessità di programmare nuovi concorsi in modo strutturale, con l’obiettivo di raggiungere una dotazione organica operativa di almeno 40.000 unità e di rafforzare il Ruolo Tecnico Professionale fino a 5.000 addetti, per fare in modo che il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco possa mantenere standard adeguati di efficacia e di sicurezza.
Sul fronte delle condizioni di lavoro, poi, il messaggio è molto chiaro: le carenze strutturali non possono essere compensate con straordinari e rientri (ovvero facendo lavorare di più il personale già in servizio), perché la tutela della cittadinanza passa prima di tutto dalla tutela del personale che ogni giorno è chiamato ad intervenire in prima linea.
