Lavorare con la partita iva è una modalità di lavoro sempre più diffusa. Molte nuove professioni digitali vengono svolte in regime di lavoro autonomo. Quando un lavoratore autonomo supera 5.000 euro lordi annui è obbligato ad aprire Partita Iva. La Partita Iva è un numero univoco di 11 cifre che individua un’attività economica in modo inequivocabile e viene attribuita da parte dell’Agenzia delle Entrate compilando un modulo con i dati di chi fa la comunicazione di inizio attività. Inoltre all’atto di presentazione della comunicazione di inizio attività è necessario fornire il codice Ateco che distingue la tipologia di attività svolta. Esistono diversi tipi di Partita Iva nell’ordinamento italiano, vediamo insieme quali sono.
Indice
Come funziona lavorare con Partita Iva
La Partita Iva è un numero di 11 cifre disposte in modo univoco che distinguono un lavoratore autonomo da tutti gli altri. La Partita Iva permette di versare le imposte e le tasse sui beni venduti e servizi offerti.
Non tutti le tipologia di Partita Iva sono obbligate a versare l’Iva, come per esempio il regime forfettario.
Un lavoratore autonomo è obbligato a richiedere l’attribuzione della Partita Iva quando fattura più di 5.000 euro all’anno. È possibile aderire a un regime di vantaggio che permette di versare un’imposta ridotta su un importo determinato in modo forfettario.
Molti lavoratori under 35 scelgono di intraprendere una strada da Freelance nell’ambito digitale per godere di una maggiore flessibilità del lavoro e per mettersi alla prova ottenendo notevoli risultati.
Le tipologie di Partita Iva
Le tipologie di attività che possono essere svolte come libera professione o in regime di lavoro autonomo sono diverse.
L’apertura della Partita Iva è un’operazione semplice, è importante individuare il giusto regime fiscale e il codice ateco proprio dell’attività che si andrà a svolgere.
Per alcune attività ci sono delle differenze nella gestione del versamento delle imposte e dei contributi, per altre è richiesta l’iscrizione ad appositi albi o alla Camera di Commercio.
I regimi fiscali applicabili ai lavoratori autonomi sono il Regime ordinario e il Regime forfettario.
Regime ordinario vs. Regime forfettario
Il regime ordinario è il regime fiscale per chi non ha i requisiti di accesso al regime forfettario, quindi per tutti quei professionisti che hanno un fatturato annuo superiore a 65.000 euro oppure se la loro attività prevede importanti spese che possono abbattere l’imponibile.
La differenza tra il regime ordinario e il regime forfettario sta nel modo in cui vengono calcolate le imposte. Il regime ordinario prevede l’applicazione dell’IVA sui beni venduti e servizi prestati, IRPEF sul reddito annuo, nonché IRAP. Il vantaggio del regime ordinario è che le imposte vengono calcolate su un imponibile formato dalla differenza tra ricavi e costi, mentre il regime forfettario prevede il calcolo dell’imposta su un imponibile che è determinato in modo forfettario sulla base del codice ateco dell’attività.
Il vantaggio del regime forfettario è che l’imposta che si applica è una sola: l’imposta sostitutiva del 5% per le nuove attività e del 15% per tutte le altre.
Conclusioni
Lavorare con la Partita iva è reso più semplice grazie alla presenza di regimi fiscali agevolati. Per aprire la Partita Iva, come abbiamo visto, è sufficiente compilare il modulo da presentare all’Agenzia delle entrate o in alternativa rivolgersi a un professionista che si occupi anche della scelta del regime fiscale corretto.
