Aprire un bar non significa soltanto scegliere un locale e acquistare le attrezzature, ma capire cosa serve per avviare correttamente un’attività di somministrazione al pubblico. Prima dell’apertura occorre verificare la compatibilità degli spazi, il possesso dei requisiti professionali, la corretta presentazione delle pratiche e la sostenibilità economica dell’investimento.
Il punto di partenza è la definizione del modello di bar. Una piccola caffetteria, un locale con tavola fredda, un bar serale con aperitivi o un esercizio con servizio ai tavoli hanno esigenze molto diverse in termini di metratura, personale, impianti, arredi, magazzino e autorizzazioni accessorie.
Per questo la fase preliminare è decisiva: un progetto costruito solo sull’idea del locale, senza sapere davvero cosa serve e quali costi bisogna sostenere per aprire un bar, rischia di diventare poco sostenibile già nei primi mesi.
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Indice
Cosa serve prima di aprire un bar
Prima di firmare un contratto di affitto o acquistare un’attività esistente, è necessario innanzitutto verificare che il locale possa essere utilizzato per la somministrazione di alimenti e bevande.
La destinazione d’uso deve essere compatibile, gli impianti devono risultare adeguati e gli spazi devono rispettare le prescrizioni igienico-sanitarie, edilizie e di sicurezza previste per i pubblici esercizi.
Un altro aspetto da non sottovalutare è la posizione. Nel settore bar il fatturato dipende molto dalla continuità dei flussi: uffici, scuole, attività commerciali, parcheggi, turismo, residenti e abitudini della zona incidono direttamente sugli incassi.
Anche un canone d’affitto apparentemente sostenibile può diventare pesante se il locale non genera passaggio sufficiente o se la predisposizione scelta non è coerente con il quartiere in cui si trova.
Per aprire un bar serve quindi un business plan realistico, che chiarisca cosa occorre sostenere non solo per lavori e arredamento, ma anche per i costi fissi mensili: affitto, utenze, personale, contributi, fornitori, consulente, assicurazioni, manutenzioni e scorte.
La solidità dell’attività si misura sulla capacità di reggere i primi mesi senza dipendere subito da incassi elevati.
Requisiti, SCIA e obblighi sanitari
Chi intende aprire un bar deve possedere i requisiti morali e professionali richiesti per la somministrazione di alimenti e bevande.
Il riferimento principale è l’articolo 71 del D.lgs. 59/2010, che prevede, tra le varie possibilità, il possesso di un requisito professionale ottenuto tramite corso SAB (Somministrazione Alimenti e Bevande), esperienza lavorativa qualificata nel settore alimentare oppure titolo di studio coerente con commercio, preparazione o somministrazione di alimenti.
L’avvio dell’attività passa normalmente dal SUAP del Comune competente, attraverso la presentazione della SCIA, cioè la Segnalazione certificata di inizio attività.
In alcune aree sottoposte a particolari vincoli o programmazione comunale può però essere richiesta un’autorizzazione specifica, quindi la verifica presso il Comune resta indispensabile.
Accanto alla pratica amministrativa occorre presentare la notifica sanitaria e predisporre il sistema di autocontrollo alimentare basato sui principi HACCP. Il personale dev’essere formato secondo le regole applicabili nella Regione di riferimento, mentre locali, attrezzature e procedure devono garantire conservazione corretta degli alimenti, pulizia, tracciabilità e prevenzione dei rischi igienico-sanitari.
A questi adempimenti si aggiungono apertura della partita IVA, iscrizione al Registro Imprese, posizioni previdenziali e assicurative quando dovute. Se il bar prevede insegna, occupazione di suolo pubblico, dehors, musica, televisione, eventi o somministrazione di alcolici, possono essere necessari ulteriori passaggi amministrativi.
Costi medi per aprire un bar nel 2026
Per aprire un bar l’investimento può cambiare sensibilmente in base a città, dimensioni, condizioni del locale, arredi, attrezzature, lavori richiesti e formula commerciale.
Un piccolo bar in un locale già predisposto può richiedere indicativamente da 30.000 a 60.000 euro. Un bar tradizionale da avviare o rinnovare in modo completo si colloca più spesso tra 70.000 e 120.000 euro, mentre locali più grandi, centrali o con cucina, laboratorio e servizio strutturato possono superare facilmente i 150.000 euro.
Le voci più rilevanti da considerare riguardano cauzione e affitto, opere di adeguamento, impianti, bancone, macchina del caffè, macinacaffè, frigoriferi, lavabicchieri, cassa telematica, POS, arredi, consulenze, pratiche, formazione, scorte iniziali e assicurazioni.
Bisogna poi considerare il capitale circolante, cioè la liquidità necessaria per sostenere l’attività prima che gli incassi diventino regolari.
La scelta più prudente è non concentrare tutto il budget sull’allestimento iniziale, ma prevedere una riserva per la gestione ordinaria, i primi mesi di attività e gli eventuali imprevisti.
Capire cosa serve per aprire un bar significa valutare l’iniziativa nel suo complesso: non solo estetica e posizione del locale, ma anche equilibrio dei costi, correttezza delle procedure e coerenza dell’offerta con il pubblico da servire ogni giorno.
