L’insegnamento non è una professione “standard” uguale per tutti: esistono diverse tipologie di insegnanti, che operano in contesti educativi differenti e che percepiscono uno stipendio più o meno elevato.
Le retribuzioni infatti possono variare in base al grado di istruzione in cui si insegna, al percorso di carriera, al tipo di contratto e all’anzianità di servizio. Dall’asilo all’università cambiano non solo le responsabilità e le competenze richieste, ma anche le regole che determinano i trattamenti economici, rendendo il mondo della docenza articolato e complesso anche dal punto di vista salariale.
Vediamo di seguito una panoramica aggiornata sullo stipendio medio degli insegnanti in Italia.
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Indice
Scuola dell’infanzia, primaria e secondaria: guadagni medi
Per gli insegnanti della scuola statale, lo stipendio di riferimento è quello tabellare, stabilito dal contratto nazionale.
Si tratta della parte fissa della retribuzione, alla quale possono poi sommarsi compensi accessori, come la Retribuzione Professionale Docenti (RPD), indennità specifiche, ore eccedenti, supplenze e incarichi aggiuntivi. Per rendere i dati confrontabili, è utile considerare solo gli importi lordi annui dello stipendio tabellare, senza includere le voci variabili.
Nella scuola dell’infanzia e primaria (ovvero asilo e scuola elementare), un insegnante all’inizio della carriera (0–8 anni) percepisce circa 20.897 euro lordi annui. Con l’aumentare dell’anzianità lo stipendio cresce progressivamente, arrivando a circa 27.172 euro nella fase centrale della carriera (21–27 anni) e fino a 30.537 euro lordi annui a fine carriera.
Su base mensile, rapportata a 13 mensilità, si tratta indicativamente di importi compresi tra 1.600 e 2.350 euro lordi. Approfondisci qui quanto guadagna una maestra elementare.
Per la scuola secondaria di primo grado (Scuole Medie), lo stipendio tabellare parte da circa 22.679 euro lordi annui a inizio carriera, sale a circa 29.948 euro nella fascia intermedia e raggiunge 33.837 euro lordi annui negli ultimi scatti di anzianità. Leggi qui quanto guadagna un professore delle medie.
Nella scuola secondaria di secondo grado (Scuole Superiori) la retribuzione varia invece in base al titolo di studio.
Gli insegnanti laureati percepiscono uno stipendio pari a circa 22.679 euro lordi annui a inizio carriera fino a 35.505 euro a fine carriera, mentre per i non laureati i valori oscillano indicativamente tra 20.897 e 30.030 euro lordi annui. Scopri qui quanto guadagna un professore delle superiori.
Questi importi rappresentano la base fissa dello stipendio degli insegnanti, che nella pratica può aumentare notevolmente grazie alle componenti accessorie.
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Cosa influenza lo stipendio nelle scuole
Il fattore che pesa di più sull’importo dello stipendio per gli insegnanti delle scuole è la progressione per fasce di anzianità: lo si vede dal salto retributivo che c’è tra inizio e fine carriera per ogni grado d’istruzione.
C’è poi la parte “variabile”, che spesso risulta decisiva nel netto mensile: retribuzioni accessorie, progetti, incarichi (e, per molti, la differenza tra lavorare su una sola scuola o spezzare servizio su più sedi).
Fino al 2027, inoltre, continuerà ad incidere sullo stipendio degli insegnanti anche l’Indennità di Vacanza Contrattuale (IVC).
Si tratta di una somma aggiuntiva riconosciuta quando il contratto nazionale non è ancora stato rinnovato: serve a compensare, almeno in parte, la perdita di potere d’acquisto dovuta all’inflazione. L’IVC viene calcolata in percentuale sullo stipendio tabellare ed è uguale per tutti i docenti con lo stesso inquadramento, indipendentemente dalla scuola in cui lavorano.
Altro elemento che incide in maniera importante sui guadagni è la differenza tra docenti di ruolo e precari. Il precariato e le supplenze infatti non hanno effetti solo sulla stabilità del posto di lavoro, ma anche sulla regolarità e sulla composizione dello stipendio.
I docenti con contratti brevi o discontinui possono ricevere alcuni compensi accessori in modo irregolare, con tempi di pagamento più lunghi o limitati al periodo effettivo di servizio. Al contrario, gli insegnanti con incarichi annuali o una continuità nello stesso istituto hanno più possibilità di accedere a incarichi aggiuntivi e di mantenere nel tempo alcune voci accessorie, che contribuiscono ad aumentare lo stipendio complessivo.
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Università: ricercatori e professori, tra “tempo pieno” e “definito”
Per le università il meccanismo retributivo degli insegnanti è profondamente diverso: lo stipendio di una parte centrale della docenza universitaria, in particolare ricercatori e professori, non è regolato dal contratto collettivo della scuola statale, ma da prospetti retributivi specifici stabiliti a livello nazionale.
Nel 2025 questi prospetti sono stati aggiornati dal D.P.C.M. del 4 luglio 2025, con decorrenza economica dal 1° gennaio 2025, diventando il principale riferimento ufficiale per le retribuzioni accademiche.
Sulla base di questo decreto, gli atenei pubblicano e applicano tabelle stipendiali aggiornate, che tengono conto di diversi fattori.
In primo luogo viene distinto il ruolo del docente (ricercatore, professore associato o professore ordinario). A questo si aggiunge il livello di carriera, articolato in classi di anzianità che determinano la progressione economica nel tempo.
Infine, si tiene conto del regime di lavoro, che può essere:
- A tempo pieno, con impegno esclusivo o prevalente nell’università;
- A tempo definito, con carico ridotto e retribuzione più contenuta, ma consente, entro certi limiti, attività professionali esterne.
Un professore associato (II fascia) a tempo pieno percepisce una retribuzione annua lorda che, a seconda dell’anzianità, parte da circa 57.000 euro a inizio carriera e può superare 103.000 euro nelle classi più alte.
Se lo stesso docente è a tempo definito, lo stipendio scende indicativamente ad un intervallo compreso tra 39.000 e 59.000 euro lordi annui.
Il professore ordinario (I fascia), sempre a tempo pieno, guadagna meno all’inizio rispetto all’associato, ma mantiene una progressione stabile: la retribuzione annua lorda va da circa 53.000 euro a inizio carriera fino a oltre 78.000 euro con l’aumentare dell’anzianità.
I ricercatori a tempo indeterminato (vecchio ordinamento) partono da circa 28.000 euro lordi annui se a tempo definito e possono arrivare a oltre 45.000 euro. Con il tempo pieno, già nelle fasi intermedie della carriera lo stipendio supera i 50.000 euro lordi annui.
Accanto a queste figure strutturate esistono poi anche i contratti di ricerca e gli incarichi di didattica a contratto, che rappresentano una parte importante della docenza universitaria ma seguono logiche diverse.
In questi casi i compensi non sono legati a tabelle stipendiali nazionali, ma dipendono dall’ateneo, dalla durata del contratto, dal numero di ore di insegnamento o dal progetto finanziato.
Conclusioni
Nel complesso, lo stipendio degli insegnanti in Italia cambia in modo significativo dall’asilo all’università.
Nella scuola prevale un sistema uniforme e basato sull’anzianità, mentre nell’università entrano in gioco ruolo, regime di impegno e normative specifiche, che possono far aumentare o diminuire le retribuzioni.
Dall’educazione dell’infanzia alla formazione universitaria, il lavoro dell’insegnante assume responsabilità, percorsi e riconoscimenti economici molto diversi. Tali differenze non sono casuali, ma derivano da assetti contrattuali separati, da modalità di accesso e progressione di carriera differenti, e da un diverso inquadramento istituzionale delle funzioni svolte.
Ne risulta un sistema in cui non può esistere un solo stipendio medio per tutti gli insegnanti, perché ogni livello dell’istruzione risponde a regole proprie, con effetti concreti sul reddito, sulla stabilità e sulle prospettive professionali.
