Lavorare come rider in Italia è ad oggi offre numerose opportunità di impiego e profitto, ma quanto si guadagna in particolare con Glovo?
Glovo è tra le piattaforme più note in quest’ambito e permette di avere ottenere guadagni legati al numero di corse e alla zona e rischi (traffico, condizioni meteo) che pesano sulla sostenibilità economica.
In questa pratica guida ti spiegheremo in modo chiaro tutto quello che devi sapere sul lavoro di rider e quanto si guadagna con Glovo.
Leggi anche: “Lavorare in Amazon: Posizioni, Candidatura, Benefici”
Indice
Retribuzione minima e contratto collettivo: cosa c’è di ufficiale
Negli ultimi tempi in Italia si è affermata l’applicazione di un Contratto Collettivo (CCNL) per i rider, che stabilisce una retribuzione minima oraria pari a 10 euro lordi (cioè circa 0,167 euro al minuto) come parametro base per il calcolo della paga minima delle ore lavorate.
Glovo stessa nelle informazioni rivolte ai couriers dichiara che il nuovo schema di remunerazione tiene conto di questo requisito e prevede meccanismi (stima dei minuti per consegna e supplementi) per garantire il minimo orario.
È quindi corretto considerare i 10 euro/ora come soglia contrattuale di riferimento, ma non come garanzia che tutti i turni rendano realmente quella cifra netta in tasca al rider.
Ma allora quanto si guadagna davvero con Glovo?
Leggi anche: “Quanto guadagna un postino?”
Quanto si guadagna con Glovo? Guadagni reali, indennità e bonus
Nella pratica quotidiana, non è così semplice dire con certezza quanto si guadagna con Glovo, perché i compensi effettivi dipendono da più fattori, quali:
- Numero di ordini accettati;
- Distanza percorsa;
- Fascia oraria (notturno/festivo);
- Supplementi per maltempo;
- Reward aziendali.
Secondo alcune stime, la retribuzione media si colloca in realtà tra 8 e 10 euro lordi all’ora, con un range che può andare da circa 4,3 euro fino a 16 euro lordi nei picchi di domanda.
In alcune città, la tariffa base per singola consegna può aggirarsi intorno ai 2,50-3,50 euro, a cui si sommano eventuali incentivi. La variabilità però è molto elevata: in zone con alta concentrazione di ordini e buone condizioni di lavoro, la media oraria tende verso la parte alta del range, mentre in periodi o aree meno attive può ridursi sensibilmente.
Questo scarto tra dato contrattuale e dato operativo nasce dall’applicazione dei supplementi, dalla disponibilità di ordini e dalle scelte dell’algoritmo che assegna le corse. Se non sei certo di poter mantenere una media costante, pianifica sempre i costi reali (benzina/bolletta bici, manutenzione, assicurazione) prima di stimare il netto mensile.
Leggi anche: “Quanto guadagna un camionista”
Diritti, contenziosi e recenti novità 2025
Tra il 2024 e il 2025 la necessità di disporre maggiori tutele per il lavoro di rider è rimasta al centro del dibattito. Tribunali e sindacati hanno ottenuto lievi aperture su temi come rappresentanza per la sicurezza sul lavoro, e nel 2025 ci sono state sentenze e provvedimenti che impongono alle piattaforme consultazioni su rischi (per esempio ondate di calore) e responsabilità correlate alla salute dei lavoratori.
A luglio 2025, difatti, Glovo ha introdotto un “bonus caldo”, variabile tra il 2% e l’8% del compenso per consegna, destinato ai rider che operano con temperature superiori ai 32 °C.
L’iniziativa, presentata come sostegno per affrontare i costi legati al caldo estremo, è stata contestata dai sindacati in quanto potenzialmente idonea ad incentivare il lavoro in condizioni climatiche pericolose. In seguito alle proteste, l’azienda ha sospeso il bonus e avviato un tavolo di confronto con le organizzazioni dei lavoratori.
Successivamente, il Tribunale di Milano ha ordinato a Glovo di avviare consultazioni preventive con i rappresentanti sindacali in merito ai rischi connessi alle ondate di calore.
È chiaro che sviluppi del genere in tale ambito possono influire direttamente su supplementi, tutele e – a medio termine – sulla struttura retributiva applicata sul territorio. Chi valuta l’attività come reddito principale dovrebbe seguire l’evoluzione normativa e considerare l’iscrizione a forme associative o sindacali che seguono le trattative.
