Quale stipendio percepiscono le suore di clausura? La domanda è frequente, ma parte da un presupposto che va chiarito subito: la vita monastica contemplativa non è un lavoro dipendente e non prevede una vera e propria retribuzione mensile.
Le monache lavorano realmente e le comunità devono anche mantenersi economicamente, ma il denaro prodotto dall’attività non viene normalmente corrisposto alla singola religiosa.
Per capire realmente quale sia lo stipendio delle suore di clausura bisogna quindi distinguere tra le entrate del monastero e la disponibilità economica personale della monaca.
Ecco tutto quello che c’è da sapere.
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Indice
Suora di clausura: cosa fa e cosa prevede la giornata
Il termine comunemente utilizzato è “suore di clausura”, mentre nei documenti della Chiesa si parla soprattutto di “monache dedite alla vita contemplativa”.
La loro attività principale è legata alla preghiera, alla liturgia, alla vita comunitaria, alla formazione spirituale e al lavoro svolto compatibilmente con le regole del monastero. Nei monasteri interamente contemplativi è prevista una disciplina particolarmente rigorosa della clausura.
Questo non significa, però, trascorrere l’intera giornata esclusivamente pregando. Il lavoro infatti, anche se non prevede uno stipendio fisso per le suore di clausura, costituisce una componente riconosciuta della vita monastica e contribuisce anche al sostentamento della comunità.
A seconda del monastero possono esserci laboratori per la produzione di ostie, ricami e paramenti liturgici, miele, prodotti artigianali, attività culturali, traduzioni o piccoli lavori editoriali.
Fonti ecclesiastiche documentano, per esempio, monasteri benedettini che si autofinanziano attraverso ostie e miele e comunità impegnate nel restauro di tessuti, nell’iconografia, nella tessitura e nelle traduzioni.
Come si diventa monaca di clausura?
Per le monache contemplative la normativa della Santa Sede prevede un percorso progressivo, finalizzato a verificare la reale vocazione della candidata e a prepararla alla vita contemplativa.
La formazione inizia con l’aspirantato, che dura da uno a due anni e consente un primo avvicinamento alla comunità. Segue il postulantato, generalmente compreso tra uno e due anni, durante il quale la candidata approfondisce la vita monastica e il proprio discernimento vocazionale.
Successivamente si entra nel noviziato, della durata di due anni, fase più strutturata di formazione spirituale, comunitaria e religiosa. Dopo il noviziato arriva la professione temporanea, con l’assunzione dei voti per un periodo determinato, seguita dallo juniorato.
Il percorso si conclude con la professione solenne, attraverso la quale la monaca assume definitivamente i voti di povertà, castità e obbedienza. Complessivamente, la formazione iniziale dura normalmente tra nove e dodici anni.
Le suore di clausura percepiscono lo stipendio?
Le suore di clausura, come abbiamo spiegato, non hanno uno stipendio mensile fisso paragonabile a quello di un normale dipendente. Peraltro, non esiste un minimo contrattuale né una retribuzione nazionale prevista per essere monaca.
Il Codice di diritto canonico stabilisce infatti che quello che una religiosa acquisisce attraverso il proprio lavoro o in ragione dell’istituto viene acquisito dall’istituto stesso.
La regola riguarda normalmente anche somme ricevute come pensioni, sussidi o assicurazioni, salvo diverse disposizioni previste dal diritto proprio.
Allo stesso tempo, però, l’istituto deve fornire ai propri membri tutto quanto è necessario per vivere e perseguire la propria vocazione.
Sono quindi le comunità, e non le singole monache, a beneficiare normalmente dei ricavi ottenuti attraverso laboratori, vendita di prodotti, offerte, donazioni, eventuali rendite e altre attività ammesse.
La stessa normativa vaticana richiede ai monasteri condizioni economiche sufficienti a provvedere alle necessità quotidiane e riconosce nel lavoro della comunità e nei contributi dei benefattori due delle possibili fonti di sostentamento.
Una monaca può avere a disposizione somme per esigenze personali secondo le regole interne della propria comunità. Di base, però, il concetto corretto che si segue è quello di sostentamento comunitario, dove non è prevista alcuna retribuzione o stipendio individuale per le suore di clausura.
