Aprire una ditta di pulizie oggi significa accedere ad un settore con una domanda stabile e in crescita, ma anche con regole precise e responsabilità che non possono essere sottovalutate.
Non basta acquistare le attrezzature e proporre servizi a privati o aziende: l’attività deve essere correttamente inquadrata sotto il profilo fiscale, amministrativo, previdenziale e, in alcuni casi, tecnico-professionale.
La pulizia ordinaria di abitazioni, condomini, uffici e negozi rappresenta il punto di partenza più accessibile, mentre servizi come sanificazione, disinfezione, disinfestazione e derattizzazione richiedono valutazioni più attente, perché comportano requisiti specifici e maggiori responsabilità operative.
Vediamo di seguito come aprire una ditta di pulizie e i costi medi necessari nel 2026.
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Indice
Come aprire una ditta di pulizie: iter necessario
Per aprire una ditta di pulizie, il primo passaggio consiste nella scelta della forma giuridica. La ditta individuale è spesso la soluzione più semplice per chi avvia l’attività da solo o con una struttura ridotta, perché consente una gestione più snella e costi iniziali più contenuti.
Una società, invece, può risultare più adatta quando si prevede di assumere personale, lavorare con clienti aziendali di dimensioni maggiori, partecipare ad appalti o costruire un’organizzazione più strutturata.
L’apertura avviene attraverso la Comunicazione Unica, procedura telematica che consente di gestire in un solo invio l’apertura della Partita IVA, l’iscrizione al Registro delle Imprese, gli adempimenti verso INPS e INAIL e, quando prevista, la presentazione della SCIA.
Dal 2025 è in vigore la nuova classificazione ATECO: per le pulizie generali di edifici il codice di riferimento è 81.21.00, mentre per attività più specializzate può essere utilizzato il codice 81.22.09. Sanificazione, disinfezione e disinfestazione rientrano invece nel gruppo 81.23.10.
La SCIA dev’essere presentata secondo le modalità indicate dalla Camera di Commercio o dal SUAP competente, e l’attività può iniziare dalla data di presentazione, a condizione che la documentazione sia completa e corretta.
Requisiti richiesti a seconda dei casi
Per le attività di pulizia e disinfezione ordinaria non è generalmente richiesto un titolo di studio specifico né la nomina di un responsabile tecnico.
L’impresa deve però possedere i requisiti morali ed economico-finanziari previsti dalla normativa: assenza di cause ostative, regolarità delle posizioni previdenziali e assicurative degli addetti, disponibilità di almeno un conto corrente bancario e assenza di protesti rilevanti.
La situazione cambia quando l’impresa intende svolgere attività di disinfestazione, derattizzazione o sanificazione. In questi casi è necessario dimostrare specifici requisiti tecnico-professionali, direttamente attraverso il titolare oppure tramite un preposto alla gestione tecnica.
Per le imprese che vogliono accedere ad appalti pubblici regolati dalla normativa comunitaria è inoltre prevista l’iscrizione in una fascia di classificazione, determinata sulla base del volume d’affari netto IVA dell’ultimo triennio o del minor periodo di attività, comunque non inferiore a due anni.
Accanto agli adempimenti camerali, resta centrale il rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Una ditta di pulizie deve gestire correttamente la valutazione dei rischi, l’uso dei dispositivi di protezione individuale, la formazione degli addetti e l’impiego dei prodotti chimici.
I rischi più frequenti riguardano cadute, scivolamenti, movimentazione di carichi, contatto con sostanze irritanti o pericolose ed eventuale esposizione a rischi biologici.
Costi medi 2026: quanto bisogna investire?
Per aprire una ditta di pulizie, l’investimento iniziale dipende dal tipo di servizi offerti, dalla zona in cui si opera, dalla presenza o meno di personale, dal mezzo aziendale e dalla qualità delle attrezzature acquistate.
Per una microimpresa che parte senza locale e senza acquistare subito un veicolo aziendale, una stima dei costi iniziali può collocarsi tra 3.000 e 8.000 euro. In questa cifra rientrano le pratiche iniziali, le prime attrezzature, i prodotti professionali, i dispositivi di protezione, una strategia di promozione di base e la consulenza contabile di avvio.
I costi però tendono a crescere sensibilmente quando l’attività richiede macchinari professionali, come monospazzola, aspiraliquidi o lavasciuga, oppure quando si aggiungono un veicolo aziendale, assicurazioni, software gestionali e costi per eventuali dipendenti. In questi casi l’investimento iniziale può salire indicativamente tra i 10.000 e i 25.000 euro.
I costi amministrativi sono di norma più contenuti, ma restano anche questi obbligatori: per un’impresa individuale artigiana si possono prevedere diritti camerali e bolli nell’ordine di poche decine di euro, oltre al diritto annuale camerale, variabile in base alla Camera di Commercio e alla sezione d’iscrizione.
Sul medio periodo, però, ci sono da considerare i contributi previdenziali, il costo del lavoro, il carburante, la manutenzione delle attrezzature, l’acquisto ricorrente di prodotti e i tempi di pagamento dei clienti.
Conclusioni
Prima di aprire ufficialmente una ditta di pulizie è essenziale costruire un listino realistico e sostenibile dei possibili costi, distinguendo tra servizi ricorrenti e interventi straordinari.
Condomini, uffici, negozi, studi professionali e piccole aziende rappresentano spesso il mercato più concreto per una nuova impresa, perché consentono di creare contratti continuativi e una base di fatturato più stabile.
Oltre a prezzi competitivi, servono organizzazione, affidabilità e standard di servizio riconoscibili. Nel settore delle pulizie, infatti, la crescita dipende soprattutto dalla capacità di costruire fiducia, rispettare tempi e procedure e offrire un servizio realmente misurabile nella qualità.
